ROMANO CAGNONI – Fotografia Totale

RomanoCagnoni (1)Riconosciuto a livello internazionale come uno dei fotografi più rappresentativi del XX° secolo, fu lo scrittore Harold Evans, già editore del Sunday Times, ad inserirlo tra i più grandi nel suo libro Pictures on a Page, insieme a Don McCullin, Eugene Smith e Cartier-Bresson.
Le fotografie di Romano Cagnoni che raccontano i conflitti e la condizione umana in aree di crisi sono finite per anni sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei più importanti magazine europei e statunitensi, come Life, Stern, Observer, Paris Match, Times, Newsweek, Sunday Times, Epoca e L’Espresso.
Nativo di Pietrasanta, cominciò qui a guadagnarsi il pane come fotografo, tra le spiagge e gli studi di scultura degli artisti del marmo, per poi trasferirsi a Londra nel 1958. Nella capitale britannica, dove ha lavorato per più di trent’anni, la sua carriera di fotogiornalista ha avuto un impulso significativo dopo l’incontro con Simon Guttmann, il mentore di Robert Capa, con cui nacque una collaborazione intensa e duratura. Fotografò la campagna elettorale di Harold Wilson, futuro primo ministro per il partito laburista, i funerali di Winston Churchill, meritandosi una stima e un successo che lo portarono a diventare un referente di fiducia delle maggiori testate mondiali. Primo fotografo occidentale indipendente ad essere ammesso in Nord Vietnam, lavorò insieme a James Cameron e riuscì a convincere Ho Chi-Minh a farsi fotografare, guadagnandosi la copertina di Life Magazine.
Durante la guerra civile in Nigeria segue il conflitto nel Biafra e anche qui ha modo di produrre reportage indimenticabili che saranno pubblicati ovunque e gli procureranno l’Overseas Press Award.
Con lo scrittore Graham Greene documenta il Cile di Allende, poi il ritorno di Peron in Argentina, la guerra arabo-israeliana dei sei giorni, l’Irlanda del nord e l’Afghanistan. Non c’è luogo di furore bellico in cui non sia stato coinvolto profondamente per raccontare storie arricchite della potenza del suo sguardo, con una cifra che fonde realtà, empatia e grande umanità, la sua come autore e quella degli altri di cui diventa testimone. A volte lo fa con grazia, altre con dura condanna, ricorrendo ad un impatto visivo che equivale ad un pugno in faccia al lettore distratto che deve essere svegliato di fronte a realtà che non vuole vedere.
Se è vero che una fotografia può sostituire migliaia di parole con la sua immediatezza visiva, Romano Cagnoni è Maestro nella capacità di concentrare notizie, significati e considerazioni personali in ogni scatto, tanto da rendere superflua l’aggiunta di testi che vadano oltre l’indispensabile indicazione di un luogo ed una data.
Il testo, chiaro e forte, è già compreso nell’inquadratura che lui ha scelto.
Molti reportage li svolge pericolosamente da clandestino, come a Dhaka, chiusa ai giornalisti durante la guerra del Bangladesh, in Afghanistan durante l’occupazione russa e in Polonia nel 1981, dove fotografa di nascosto gli inavvicinabili soldati dell’Armata Rossa.
La guerra nella ex Jugoslavia la affronta con il banco ottico per mostrarne le conseguenze sul territorio martoriato, e con la stessa attrezzatura partirà per la Cecenia, nel 1995, con l’idea folle di installare uno studio di posa a Grozny per fare il ritratto dei guerriglieri che si oppongono efficacemente all’armata sovietica. Naturalmente ci riuscirà.
Tornato nella sua Toscana, si dedica a produzioni più tranquille, ma ogni tanto continua a sentire il richiamo della Storia. Nel 2015, con il Medio Oriente che s’incendia sempre più, insieme a sua moglie è sulla scena di Kobane, la città siriana occupata dall’Isis e appena liberata.
Romano Cagnoni ha realizzato nella sua carriera più di 50 mostre personali, ha ricevuto molti premi importanti e pubblicato parecchi libri.

La mostra “Fotografia totale” vuole essere un omaggio all’abilità di Romano Cagnoni nel fare comunicazione attraverso le immagini, che si tratti del grande avvenimento di cronaca o anche delle piccole quotidianità che il suo occhio esperto riesce ad estrarre dalla confusione per mostrarcele caricate di significati e valori universali.
Così, accanto al racconto degli avvenimenti che hanno fatto e fanno la Storia, troviamo aneddoti visivi minori, ma anche questi indispensabili alla comprensione delle vicende di singoli e collettività che contribuiscono a renderci partecipi di quella meravigliosa avventura che è la vita. Nonostante tutto e grazie a tutto.
L’immagine realizzata in Siria nel 2015 può essere presa come conclusione di questo percorso: una ragazzina fotografa con il cellulare una vittima dei bombardamenti a Kobane. Quasi un epitaffio per il fotogiornalismo contemporaneo, troppo spesso ormai sostituito dall’azione di persone che casualmente si trovano nei luoghi dove i fatti avvengono e grazie alla tecnologia sono in grado di far arrivare materiale ai media ben prima dell’arrivo del professionista. Il citizen journalist offre spesso minor qualità, ma arriva prima, e nella lotta tra le testate per sparare titoli e foto in prima pagina quello che conta è questo.
Anche in questa occasione Romano è riuscito a ritagliare chirurgicamente l’essenza e il senso, il fatto e il mestiere.

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